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Coronavirus e divario digitale

Di Roberto Ballerini

Coronavirus e divario digitale

Facciamo un gran parlare, in queste settimane, di quello che sta succedendo in Cina.

Per molte persone l'attenzione si concentra sul discutere se le informazioni che ci stanno arrivando siano reali e complete.

Questo è effetto del nostro punto di vista occidentale, concentrato sulla presenza o assenza di democrazia e di libertà formale.

Non è questo il tema che mi interessa affrontare, legato a valutazioni di forma e sostanza, che dovremmo applicare anche ai nostri mezzi di comunicazione.

Preferisco, invece, invitarti a ragionare su un altro aspetto: come sopravvivono città e regioni intere, con decine o centinaia di milioni di abitanti, in stato di quarantena da settimane?

Se guardiamo la velocità con cui si sta spandendo il contagio sulla Diamond Princess, abbiamo un'informazione indiretta sulla contagiosità del CoVid-19: ammesso che non esistano varianti mutanti dello stesso ceppo, avremmo potuto avere già milioni di casi, se il Governo Cinese non avesse dichiarato la quarantena.

Risulta chiaro come diminuire i contatti sia vitale per diminuire i contagi; al tempo stesso diventa vitale controllare con frequenza chi ha possibilità di muoversi.

Sospetto che in Italia non potremmo mai applicare la quarantena come hanno fatto in Cina: noi siamo il Paese che ha fatto un'enorme levata di scudi davanti all'idea di ridurre la circolazione del contante per favorire le transazioni dematerializzate...

Credo che in Cina la quarantena non abbia portato ad una carestia globale solo grazie allo sviluppo enorme che hanno avuto le tecnologie digitali negli ultimi vent'anni.

Cosa succederebbe in Italia? Saremmo capaci di adattarci a vivere senza muoverci da casa, accettando l'idea di doverci approvvigionare online, di dover pagare in maniera dematerializzata (chi andrebbe al Bancomat? chi sterilizzerebbe le banconote?)?

Ecco: credo che questo sia un interessante esercizio per capire dove veramente stiamo mettendoci in pericolo, non solo economicamente, ma anche fisicamente, per difendere il privilegio di pochi:

  • credi veramente che le persone anziane non potrebbero imparare ad usare una carta come hanno imparato ad usare Whatsapp o la TV digitale o gli smartphone?
  • hai provato ad immaginare chi veramente avrebbe qualcosa da perdere se tutte le transazioni avvenissero per via tracciabile?
  • guardando alla fonte dei dati sulle ricchezze (da cui ho già preso dati per uno degli ultimi articoli che ho pubblicato su un altro blog), si scopre che il rapporto ricchezza media/ricchezza mediana è 2,8 in Cina, mentre è a 10 a livello mondiale (e sarebbe più alto se scorporassimo la Cina): che ci sia un legame con il minore divario digitale in quel Paese rispetto agli altri?

Ecco: forse provando ad immaginare un Paese che riduca il divario digitale, che investa sulle infrastrutture di comunicazione e sulla trasformazione digitale, che faccia un reale sforzo per educare all'utilizzo della tecnologia e alla fruizione dell'informazione, riusciremmo anche ad immaginare un Paese in grado di uscire dalla crisi e dalla paura.