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Riflessioni ⏱️ 2 min

PARTIRE DAL TEAM

Di Roberto Ballerini

Troppo spesso vedo che si risponde alle disfunzioni di un’organizzazione concentrandosi sul ruolo delle singole persone.

È vero: le persone contano e conteranno sempre di più, ma…

Ci sono diversi “ma”, che dobbiamo imparare a considerare degli “e”.

Innanzitutto diamo un grandissimo peso a ciò che scriviamo (visione, missione, strategia, …) e quasi mai ciò che sperimentiamo nella vita quotidiana delle organizzazioni corrisponde a ciò che abbiamo scritto.

Qual è il comportamento che ci viene richiesto, quello scritto o quello agito?

Poi, al crescere delle dimensioni dell’organizzazione, la suddivisione in “parti” mette un ostacolo crescente alla comunicazione, alla condivisione, alla trasparenza, generando ogni genere di “noi” contro “voi”.

E qui scatta la ricerca del capro espiatorio, il sentirsi sotto assedio, l’”io” contro “voi”, l’idea meccanicistica che ci sia un ingranaggio rovinato e che basti sostituirlo per rimettere a posto tutto.

Ognuna e ognuno di noi sperimenta molteplici ripetizioni di questi ed altri copioni, figli di una mentalità, di un paradigma, centrati sul controllo, sulla sfiducia, sui giochi di potere.

Quante volte si parte da queste situazioni tossiche per progetti di cambiamento che naufragano alla prima ondata di realtà, e la realtà quasi sempre si manifesta sotto forma di ricordi di eventi passati, che generano sfiducia e insicurezza.

Il cambiamento deve mirare alto; la sua realizzazione, invece, ha bisogno di piccoli passi, di vedere l’organizzazione come un organismo, con un suo sistema immunitario, con una sua memoria, che deve imparare a conoscere e ad adattarsi ad un contesto nuovo.

E spesso nella struttura dell’organizzazione chi decide è la persona più lontana dall’ambiente esterno, da quella prima linea di organi di senso.

Usiamo strutture che sono relitti di un passato remoto in cui le caratteristiche delle persone e delle tecnologie erano ad anni luce da ciò che affrontiamo oggi.

Oggi il comando e controllo va applicato alle macchine e ai software; a noi umane e umani serve mettere in gioco le nostre intelligenze, individuali e collettive, per esplorare la complessità, prototipare soluzioni, correggere velocemente la rotta.

Tutta la nostra concentrazione è spesso focalizzata sul fatto tecnico, sul cosa, o sul “grande disegno” sul perché idealizzato da Sinek, e perdiamo di vista i come:

  • come decidiamo?
  • come verifichiamo il successo delle nostre decisioni?
  • come correggiamo la rotta?
  • come decidiamo chi fa ognuna di queste azioni?
  • come equilibriamo bisogni individuali e collettivi?
  • come equilibriamo stabilità e innovazione?
  • come comunichiamo tra di noi e con il mondo esterno?
  • come ascoltiamo?

In poche parole: quali strumenti di governo adottiamo e come li introduciamo nella nostra realtà di tutti i giorni, in cui il cambiamento deve convivere con l’operatività?

Non credo che esista una risposta sempre valida, ma esiste la NOSTRA risposta, della NOSTRA organizzazione