Sociocrazia e Focusing
Di Roberto Ballerini

Leggere il bel libro di Eugene Gendlin mi ha attivato molte riflessioni.
Gendlin nel suo processo di focusing va in cerca di felt sense, embrioni di sensazioni ancora indefinite nel corpo, ancora non razionalizzate.
I felt sense sono regali che riceviamo, spesso in forma grezza, confusa, fastidiosa, come se il loro involucro fosse sgualcito, danneggiato.
Mettendo ordine e facendo spazio e pulizia nel nostro spazio interiore, possiamo accogliere e prenderci cura del messaggio che ci arriva in maniera indistinta dal nostro corpo.
Trovo molte assonanze e possibili utilizzi del processo anche in contesti collettivi.
Se penso alla sociocrazia, e in particolare al concetto di obiezione, ne vedo un possibile uso nella facilitazione.
Spesso, infatti, ci fermiamo a considerare come obiezioni solo quelle motivate rispetto al raggiungimento dello scopo del cerchio o dell’organizzazione.
Se ci fermiamo ad un’applicazione meccanica, da manuale, del processo di decisione per assenso, il rischio è quello di limitarci a ciò che è facilmente verbalizzabile.
Eppure quante volte ci capita di avere un’intuizione, la sensazione che qualcosa non quadri, una sensazione di disagio nel dare l’assenso a una proposta!
È vero che il nostro obiettivo non è la perfezione, ma una decisione abbastanza buona per ora e abbastanza sicura da provare, però trascurando la nostra parte intuitiva, queste sensazioni confuse, rischiamo di rinunciare ad un tesoro, ad un dono, solo perché è incartato male o sgualcito.
Sta alla sensibilità di chi facilita il processo percepire quando nel campo c’è qualcosa che valga la pena di approfondire, quando dando voce a quelle intuizioni è possibile creare spazio per far emergere una nuova consapevolezza ancora difficile da verbalizzare (e in questo vedo anche punti di contatto con la Teoria U).
Quante possibilità possiamo aprire contaminando vari processi trasformativi!