Sociocrazia: un cambio di paradigma necessario
Di Roberto Ballerini

Abbiamo spesso l’abitudine di insegnare e considerare la sociocrazia solo come un insieme di processi e di principi.
È vero: processi e principi della sociocrazia sono strumenti utili a supporto del rendere le persone autonome e motivate a perseguire lo scopo dei cerchi (e, al loro interno, i propri scopi individuali), ma sappiamo bene che gli strumenti sono e restano… strumenti.
Quello che veramente produce il cambiamento desiderato è l’intenzione che guida chi li usa.
Non ci stancheremo di sottolineare questo aspetto spesso trascurato: sono le persone all’interno dei cerchi o che ricoprono ruoli operativi il valore aggiunto di qualsiasi implementazione della sociocrazia.
Se ci aspettassimo un cambiamento immediato e senza rischi di ricadute o di passi indietro, andremmo incontro a una delusione.
Il cambio di paradigma dai precedenti modelli organizzativi e decisionali è un percorso da intraprendere con motivazione e intenzione, un percorso di crescita individuale e collettivo da radicare nel contesto in cui operiamo e da coltivare con cura e pazienza.
E sappiamo fin dall’inizio che la nostra cassetta degli attrezzi si dovrà arricchire di altri strumenti, anche questi sia per un uso personale che collettivo:
- ascolto attivo
- comunicazione e mediazione nonviolenta
- mindfulness
- …
ma anche strumenti operativi come:
- mentalità agile
- OKR
- 5S
- …
Sto generalizzando perché da questo punto di vista la sociocrazia è agnostica: si pone al livello della governance, del chi decide, del come si decide, e per questo si presta ad essere utilizzata in qualsiasi contesto, dall’attivismo alle imprese.
Ma il vero cambio di paradigma richiede una revisione profonda del nostro modo di stare insieme, di prenderci cura vicendevolmente, di decolonizzare il nostro pensiero e il nostro agire dai tanti copioni e stereotipi che abbiamo introiettato dal bombardamento continuo di stimoli che ci arriva dal sistema in cui cresciamo, accentuato dall’informazione polarizzata in cui ci immergono media e social media.
Il cambiamento è possibile, possibile e necessario, per far emergere un nuovo ecosistema, che ci veda in alleanza tra noi e con il Pianeta, perché, citando bell hooks, “l’amore - inteso come impegno verso la libertà collettiva - è un atto politico radicale”.
Roberto Ballerini - https://www.scuoladisociocrazia.com
NOTA: l'articolo è frutto di una riflessione personale