Teorie e pratiche
Di Roberto Ballerini

Due anni di letture forsennate.
Sto leggendo di teorie organizzative, di facilitazione, di apprendimento e di formazione degli adulti, di miglioramento personale, di neuroscienze.
Dalla confusione di tante letture, cominciano ad emergere dei punti di contatto, delle costanti.
Con fatica mi impegno ad unificare tutti questi stimoli.
Una delle costanti sembra essere che la maniera in cui è organizzato il nostro mondo, ed in particolare il mondo aziendale, sia lontana dall'ottimo, sia orientata all'efficienza invece che all'efficacia.
L'altro aspetto interessante è che tale distanza dall'ottimo sia legata alla scarsa considerazione data alla nostra natura umana ed al nostro modo di stare insieme.
Siamo abituatз a definirci animali sociali, come se il nostro farci comunità fosse indolore; la realtà è molto distante: senza un chiaro obiettivo comune e una governance adeguata ci perdiamo.
Sono competenze che abbiamo da oltre un secolo, ma da oltre un secolo siamo progionierз di una visione della "scienza" fatta di silos che non comunicano tra loro.
Spero che non ci inganni l'osservazione che comunque siamo progreditз: in un contesto di complessità crescente gli eroi solitari (quasi sempre maschi, nella nostra visione patriarcale ed autocratica del potere) non sono più sufficienti.
Non possiamo più permetterci lo spreco di risorse intellettuali che consegue dal nostro individualismo, dalla nostra incapacità di far crescere le tribù ora che non abbiamo più un nemico chiaro.
Sempre di più tendiamo a cercare un nemico al nostro interno, un medievale capro espiatorio.
Avremmo bisogno, invece, di sviluppare ciascunǝ di noi le proprie capacità di leadership e le proprie competenze.
Avremmo bisogno di arricchirsi a vicenda.
Sapremmo anche come farlo, probabilmente.
Ma il freno sono i silos informativi, gli stereotipi, i modelli di governance dominanti.
Potremmo guardare alla sociologia, alle neuroscienze, alle teorie dell'apprendimento.
Siamo invece orgogliosamente ancoratз ad una visione del mondo aziendale meccanicistica.
Mi colpisce che, anche all'interno di questo orizzonte materialistico e meccanicistico ci siano state persone capaci di vedere oltre, di applicare le scienze dure all'uomo e arrivare agli stessi risultati delle scienze umanistiche.
Penso alla programmazione neurolinguistica, alla teoria dei vincoli, alla sociocrazia; sono solo alcuni esempi di teorie sviluppate da studiosi STEM con un enorme impatto sulle scienze umane.
Purtroppo quell'impatto è quasi sempre potenziale, quando non è usato in maniera manipolatoria.
Eppure le basi le abbiamo già:
- sapremmo già organizzarci per minimizzare i conflitti, comunicare in maniera non violenta, allinearci verso uno scopo comune
- sapremmo già mettere l'essere umano al centro della progettazione di prodotti e servizi
- sapremmo già come sviluppare il potenziale di ognunǝ all'interno di un orizzonte comune
- sapremmo già come scegliere in cataloghi vastissimi il modo più efficace di ottenere il meglio dalle nostre competenze condivise
Sapremmo, ma non lo facciamo.
Quest'anno particolare, però, mi ha permesso di incontrare tante persone che si stanno comportando, localmente, come semi di un mondo (non solo aziendale) più abitabile.
Mi sento ancora inadeguato per un compito del genere; al tempo stesso non voglio rifuggire alla responsabilità che mi dà la crescente consapevolezza di questa necessità di cambiamento.
E continuerò a seminarla nei luoghi, fisici e virtuali, che frequento.